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Spettacolo Ospite

Associazione Self Help San Giacomo

Vincent Van Gogh
straniero su questa terra

Ernesto Guerriero e Silvana Berti
Teatro Verona
Un Narratore e una Cantastorie ripercorrono il “pellegrinaggio” terreno di Vincent Van Gogh svelando come “la vita di ciascuno di noi, quando sia ferita dal dolore, di armonia risuona e di follia; di grazia e di lacrime; di speranza e di angosce; di luce e di ombre; le une enigmaticamente intrecciate alle altre” (E. Borgna). Un viaggio intenso nell’intricato rapporto fra vita, arte e follia.

Questo spettacolo è per…

… tutte quelle persone che nascono con le ali e vorrebbero liberamente poter volare


Da vicino nessuno è normale diceva Franco Basaglia del quale ricorre quest’anno il centenario della nascita. Lo spettacolo ha le sue radici nella storia dell’Associazione Self Help San Giacomo fondata 30 anni fa da 40 “matti” del Servizio Psichiatrico di Verona-Sud e si inserisce nel percorso di impegno culturale ed etico che l’Associazione sta conducendo sulla base del suo Manifesto “Ridiamo umanità alla sofferenza mentale – una Utopia possibile”. L’obiettivo è promuovere una visione della sofferenza mentale che dia senso e orientamento al bisogno diffuso di cambiamento rispetto a una cultura istituzionale e professionale che ha portato alla riapertura di strutture manicomiali. In particolare si ritiene necessario liberare la sofferenza mentale dall’approccio strettamente psichiatrico-sanitario per cogliere, sotto l’etichetta ingannevole della malattia, il “nucleo doloroso” di una sofferenza umana che si genera nel complesso processo di equilibri vitali della persona e che va guardata con gli occhi della “cura” intesa non come pura “terapia” ma come “prendersi cura della Persona” o, meglio ancora, come realizzazione di contesti e condizioni che permettano alla Persona stessa di prendersi cura di sè e degli altri.
La follia fa parte di noi, ha in noi le sue radici, ed è particolarmente “affezionata” alle persone iperdotate. Siamo soliti pensare che salute, genio, talento e produttività siano sinonimi. Non è così, perché poi scopriamo che non c’è genio che non presenti un qualcosa, diciamo così, di “particolare”. Esiste un legame tra il processo creativo e l’instabilità mentale? I grandi geni sono più predisposti a soffrire? Lo possiamo capire solo entrando nella vita cioè in quel mescuglio di desideri, aspirazioni, attese, passioni, bisogni, delusioni, frustrazioni, incomprensioni, gioie, dolori con i quali ogni persona si dibatte cercando di costruire il proprio essere e la propria identità. Sotto questo profilo la vita di Vincent Van Gogh è paradigmatica per comprendere il rapporto fra percorso personale, arte e follia tanto che molti ritengono che la sua storia possa apparire anche più notevole delle sue opere. Lo spettacolo, allora, non si sofferma sui vari tipi di patologia di cui era affetto Van Gogh ma conduce gli spettatori per mano a cogliere il filo rosso che unisce indissolubilmente umanità e genialità di questo grandissimo pittore.

“… ma la cosa più inaudita, credi, è stato quando abbiamo scoperto
che non eravamo mai stati malati”
(dalla poesia di Alda Merini a Franco Basaglia)


I COMMENTI DEL PUBBLICO

. Spettacolo emozionante, temi più che mai attuali. Grazie, perché avete aperto uno spiraglio su un cambiamento di visione della sofferenza mentale, che nonostante tutto sembra possibile, e perché per un paio d’ore mi avete fatta sentire in sintonia con uno dei più grandi artisti di sempre. E pure con suo fratello Theo. Spero replicherete

. Bellissimo spettacolo ieri sera. Immensi Silvana ed Ernesto

. Non ho potuto fermarmi per farvi i complimenti, è stato veramente bello, commovente, emozionante, avete colpito dritto al cuore

. Spettacolo imperdibile! Delicato e potente, intimo e universale e tanto, tanto altro! …per non parlare dei due interpreti di eccezione! Merita davvero la massima diffusione! Ancora complimenti a tutti!

. Lo spettacolo si distingue per la narrazione semplice ma profonda della vita del celebre artista. Restituisce con autenticità la sua introspezione psicologica. Ogni dettaglio, sui tormenti ed episodi di vita, è reso con grande sensibilità. Le parti
cantate spezzano la narrazione creando equilibrio e offendo momenti di riflessione


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