Teatro a Verona

Castelletti e i modusbond: «Un’alleanza col pubblico»

Intervista a Andrea Castelletti direttore di Modus su L’Arena del 23/04/20

di Alessandra Galetto


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Uno slogan, «Sono arrivati i modusbond», per fare appello a tutti coloro che credono che la cultura e l’arte contribuiscano a formare persone e società migliori. E un intrigante progetto nel cassetto perchè, anche nella peggiore delle ipotesi, quella della non riapertura dei teatri, il Teatro possa comunque farsi. Così, nonostante il blocco delle attività nello spazio in via Orti di Spagna, a San Zeno, al Modus si continua a lavorare. Lo staff del teatro diretto da Andrea Castelletti è all’opera per la programmazione della prossima stagione. Come ci spiega lo stesso direttore.

Castelletti, che cosa significa concretamente questa vostra idea dei «modusbond»?

Si tratta di un appello alle persone che amano il teatro e lo pensano come luogo di formazione, incontro, scambio, insomma cultura, necessario per una società civile. Chiediamo un atto di fiducia: comprare oggi i biglietti per gli spettacoli del futuro, il tutto sintetizzato scherzosamente nel vocabolo «modusbond». Da febbraio abbiamo continuato a lavorare: ma ci sono costi e spese fisse, rispetto alle quali abbiamo calcolato che l’ammanco di utili da febbraio a fine stagione, cioè a giugno, per noi sarà di 15mila euro: nel nostro piccolo, tantissimo, considerato che in estate noi non lavoriamo. Ed ecco l’idea dei «modusbond»: a fronte della donazione ricevuta, Modus alla riapertura sarà lieto di contraccambiare con tanti biglietti omaggio per ogni 10 euro della donazione, da utilizzare per spettacoli a libera scelta nel prossimo cartellone. Sostenere oggi Modus vuol dire nutrire la certezza di ritrovarlo vivace come sempre quando sarà finita l’emergenza.

Intanto il pubblico vi sta facendo sentire solidarietà?

Tantissima. Quello che più ci conforta in questo momento così difficile è proprio la vicinanza del pubblico, i tantissimi messaggi che ci arrivano e il grande desiderio che avvertiamo, da parte di molti, di tornare a teatro.

Di fatto però non si sa quando nè come si ripartirà: quello degli spettacoli è probabilmente il settore per il quale le incertezze sono maggiori…

Esattamente. Non sappiamo ancora bene quando ma siamo certi che torneremo a riempire i teatri! Dopo ogni evento tragico, guerre, carestie, pestilenze, il teatro torna a far parte della vita degli uomini, della sua normalità. È così da 2500 anni. Non possiamo sapere ora se riapriremo in ottobre, in dicembre o a gennaio, se a platea piena o dimezzata, ma è certo che le attività riprenderanno. Noi in questo senso abbiamo una fortuna: Modus è uno spazio modulare, ha una platea che si può ritirare perchè montata su binari, così come il palco si può dimezzare o trasformare nella sua struttura. E torneranno molto utili gli investimenti fatti l’anno scorso per il riciclo meccanizzato dell’aria.

E quanto al cartellone in preparazione?

Prima di tutto vorremmo recuperare gli spettacoli perduti: a partire dall’appuntamento con Marta Cuscunà. A marzo abbiamo perduto anche il ciclo di cinema dedicato alla donna, così come è saltato l’esperimento di portare al Modus tra aprile e maggio spettacoli di danza. E per il finale di stagione dovevano debuttare tre nuovi nostri spettacoli tra cui «Conversazioni su Tiresia» dal testo di Andrea Camilleri. Contiamo di riprenderli tutti nella prossima stagione, per la quale avevamo già contattato anche grandi nomi a livello nazionale, come Mauro Avogadro, Antonella Questa e Mario Pirovano. E poi c’è il sogno nel cassetto di portare qui Roberto Latini e Mariangela Gualtieri. Insomma, davvero una grande stagione.

E se non si potesse fare? Lei ha detto di avere una proposta per il pubblico che a breve renderà pubblica. Può anticiparcela?

Lo dico per la prima volta, presto apriremo una campagna. Se la legge non consentirà di riaprire i teatri, lanceremo il progetto dell’«Home Theatre»: fare spettacoli in casa delle persone che amano il teatro, in un salotto o in una taverna, per un ritrovo tra amici. Abbiamo già almeno sei titoli adatti a questo format e altri in lavorazione. Se il pubblico non potrà andare a teatro, il teatro andrà dal suo pubblico.

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