Teatro

Spettacolo Ospite

Compagnia Hellequin
di Pordenone

ANTIGONE

con Daria Sadovskaia
testo e regia di Ferruccio Merisi
Teatro Verona
Riscrivere Sofocle, verificando il testo antico con il filtro del senso del dramma nostro contemporaneo. Seguire gli indizi dei nuovi pensieri che si intravedono quando il gioco tra i personaggi si fa meno classico e più pericolosamente e veramente “dal vivo”.

Sbattere contro idee ed emozioni come contro scogli non ancora emersi, e doverli accettare prima per necessità fisica che per logica. Nuovi pensieri duri e  devastanti, che ci sorprendono ad ogni passo della vicenda, ad ogni frase che occorre dire, ad ogni gesto che non si riesce a non fare.

Antigone sceglie la morte – e la persegue anche quando gli altri hanno smesso di volergliela dare – per ribellarsi alla legge del re Creonte, che lei ritiene ingiusta e inumana. Antigone è una grande domanda sul dover essere, sulla labile soglia che divide il Sé dall’Io. Mi ribello per pervicace amore di me stesso (l’io), o per affermare ciò che definisce l’umanità (il Sé)? La stessa cosa vale per il re: il “politico” Creonte è un Io, o è un Sé? Mentre ripercorriamo questa domanda ardua, mentre accettiamo di danzare al ritmo del testo tragico tra le sue rischiose spire, siamo però chiamati ad abbattere qualche demone: la violenza, il potere che trova sempre delle ragioni per esercitarla, la sudditanza omertosa senza dignità, e, al suo opposto, la disobbedienza incivile… Potremo riuscirci? Come dice Tiresia, il poter sapere è il massimo che possiamo pretendere.

Conoscere il futuro non serve a cambiarlo, serve solo a viverlo due volte, per accettarlo, per capirlo. Forse. Il teatro è un passato che si fa futuro. Per vedere se riusciamo a capirlo.

Modus-Verona-Castelletti-Antigone-Hellequin

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Fare di Antigone un monologo, oggi, è una scelta etica. La guerra, le ragioni dell’inumano, l’impotenza e anche la “realistica” connivenza non sono rappresentate ciascuna da qualche nemico o avversario: sono dentro di noi. Tutti i personaggi del dramma sono dentro di noi; sono, ciascuno, una parte di noi. E’ lì che dobbiamo riconoscerli e ascoltarli. Dobbiamo provare ad indossare tutte le loro maschere, offrirci alle  trasformazioni che esse causeranno in noi, e solo alla fine capiremo da che parte stiamo. O forse scopriremo che non ci sono più parti o partiti, ma una sola umanità, da coltivare, pietosamente e pazientemente, insieme.


produzione Scuola Sperimentale dell’Attore / L’Arlecchino Errante


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