Teatro

Impiria

Teatro a Verona

Giulia

di Michela Pezzani
con Andrea Castelletti, Simonetta Marini, Bianca Bassi
e con Michele Vigilante, Sergio Bonometti, Valentina Stevan, Franco Lissandrini, Annamaria Zaccaria, Claudio Furia, Lorenzo Sartor, Andrea Lusente, Vittorio Ianora
adattamento e regia Andrea Castelletti
Teatro Verona
Un viaggio nel tempo e nella geografia, un viaggio nella memoria. Alla ricerca delle origini. L'estate scorsa. La piccola Giulia è in vacanza al mare con la mamma e il papà in Croazia, tra cartoline da spedire e bolle di sapone ...ma scoprirà presto che non è una vacanza qualunque, in un accartocciarsi di eventi, personaggi, storie ed emozioni.

Uno spettacolo che corre leggero su diversi piani temporali – gli anni della seconda guerra mondiale, gli anni ‘70, l’estate scorsa – in un accartocciarsi di eventi, personaggi, storie ed emozioni.

Giulia è il titolo dello spettacolo che Teatro Impiria dedica al ricordo dell’eccidio delle foibe, avvenuto durante e dopo la seconda guerra mondiale, e del successivo dramma dell’esodo di un popolo dalle terre italiane dell’Adriatico Orientale. Nel periodo 1943-45, in Istria, Fiume e Dalmazia migliaia di persone furono torturate, uccise o gettate talvolta ancora vive dentro voragini naturali chiamate foibe, secondo un disegno di pulizia etnica, culturale e politica ad opera delle milizie jugoslave. Decine di migliaia fuggirono, esuli italiani in Italia.

Uno spettacolo corale, che vuole appassionare, sorprendere, ricordare. Uno spettacolo che non vuole spiegare tutto, bensì provocare un interesse su vicende, dolorose e complesse, a lungo tempo taciute. Alla ricerca di una verità sfuggente come lo è la ragione di fronte alla follia.
Crediamo sia giusto far sentire ben chiara la voce di chi ha sofferto, senza per questo dover render conto a ideologie ed idealismi divisori, cui questo spettacolo vuole invece dire basta. Sono tante le opinioni diverse e le colpe, ma unica rimane la tragedia delle migliaia di persone uccise e delle centinaia di migliaia costrette a lasciare la propria terra. Per loro e solo per loro questo spettacolo è pensato.

Ricordare questi fatti – a noi tanto prossimi – ci riporta anche ad altri eccidi avvenuti in passati remoti e recenti, nei diversi angoli di questo nostro mondo, nel nome di follie, di ideologie e di vacue smanie di potere. Andiamo in scena con l’ambizione di dire basta, con la voglia di pace e giustizia tra gli uomini. 

LA TRAMA

L’estate scorsa. Giulia è in vacanza con la sua mamma ed il suo papà in Croazia. Rovigno, Fiume, Pola, Cherso, le grotte di Postumia… Ma scoprirà che non è una vacanza qualunque. Anche sua mamma, infatti, trent’anni prima aveva fatto lo stesso identico viaggio, nell’allora Jugoslavia, con il papà e la mamma – i nonni di Giulia – su una Fiat Ottocinquanta ed una tenda sul portapacchi. E’ il viaggio nella terra delle loro origini. Per non dimenticare. Così la bambina scoprirà cosa è successo ai suoi bisnonni, Delmo e Giulia, di cui lei porta il nome.

NOTE DI REGIA

Uno spettacolo corale, che vuole appassionare, sorprendere, ricordare. Uno spettacolo che non vuole spiegare tutto, bensì provocare un interesse su vicende, dolorose e complesse, a lungo tempo taciute. Alla ricerca di una verità sfuggente come lo è la ragione di fronte alla follia.
Crediamo sia giusto far sentire ben chiara la voce di chi ha sofferto, senza per questo dover render conto a ideologie ed idealismi divisori, cui questo spettacolo vuole invece dire basta. Sono tante le opinioni diverse e le colpe, ma unica rimane la tragedia delle migliaia di persone uccise e delle centinaia di migliaia costrette a lasciare la propria terra. Per loro e solo per loro questo spettacolo è pensato.

Ricordare questi fatti – a noi tanto prossimi – ci riporta anche ad altri eccidi avvenuti in passati remoti e recenti, nei diversi angoli di questo nostro mondo, nel nome di follie, di ideologie e di vacue smanie di potere. Andiamo in scena con l’ambizione di dire basta, con la voglia di pace e giustizia tra gli uomini.

DATI DI PRODUZIONE

Anno di produzione: 2013
Numero repliche: 73
Luoghi di replica: Verona, Senigallia (AN), Avesa (VR), Bosco Chiesanuova (VR), Badia Polesine (RO), Caorle (VE), Massa (MC), Milano, Castelnuovo d/G (VR), Gorizia, Sommacampagna (VR), Bardolino (VR), Trecasali (PR), Fossano (CN), Minerbe (VR)Erbezzo(VR), Sona (VR), Cerea (VR), Villafranca (VR), Cologno Monzese (MI), Soave (VR), Camponogara (VE), Garda (VR), Mirano (VE), S.Martino B.A. (VR), Mozzecane (VR), Peschiera Borromeo (MI), Trezzo sull’Adda (MI), Ponte San Nicolò (PD), Legnago (VR), Ferrara, Bovolone (VR), Rovigo, San Giovanni Lupatoto (VR), Montecchio (VI), Brugine (PD), Castel d’Azzano (VR), Cogollo (VI), San Pietro in Cariano (VR), Monteforte(VR), Lazise(VR), Trieste, Udine, Buie(ISTRIA), Umago(ISTRIA), Maserada(TV), Salizzole(VR), Asparetto(VR), Rozzano(MI)

PER TEATRO & SOCIETÀ – argomenti trattati: libertà di pensiero, integrazione culturale, gli assurdi eccidi accaduti nel mondo

PER TEATRO & SCUOLA – adatto per scuole secondarie di primo e secondo livello


> Scheda Tecnica – Giulia

> Spettacolo tutelato Cod. Siae 907252A; con musiche  tutelate


Dal suo debutto, il 10 febbraio 2013, ad oggi lo spettacolo ha collezionato 73 repliche in tutta Italia con repliche anche in Istria, per le quali si sono avvicendati diversi attori, raccogliendo sempre il vivo consenso del pubblico ed operatori.

Personaggio | Attore/Attrice
Giulia | Elena Perego, Alida Castelletti, Bianca Bassi
Mario | Dino Tinelli, Andrea Castelletti
Dora | Chiara Bellomi, Laura Murari, Simonetta Marini
Giovanni | Michele Vigilante, Walter Peraro
Eugenio | Sergio Bonometti, Fabio Sidoti
Bisnonna Giulia | Annamaria Zaccaria, Laura Lisciandra, Laura Consolini
Don Angelo | Franco  Lissandrini, Guido Ruzzenenti
Norma | Elena Tramarin, Valentina Stevan
Teresa  | Donatella de Carli
Berto | Luca Pescarin, Nicola Benetti, Claudio Furia
Ferruccio | Pietro Saporiti, Nicola Lonati, Lorenzo Sartor
Soldati | Andrea Lusente, Giuseppe Patella, Martino Roberto, Vittorio Ianora, Stefano Capellato, Flaviano Cavallari


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RASSEGNA STAMPA

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L’Arena di Verona, 7 febbraio 2013

Teatro Impiria porta in scena il nuovo testo teatrale di Michela Pezzani. Ingresso libero.
GIULIA E LA BISNONNA. E IN MEZZO A LORO LE FOIBE E L’ESODO
La storia di una bambina che scopre cos´è accaduto realmente.

Mario, Dora e la loro bambina: Giulia, che porta il nome della bisnonna che non ha mai conosciuto ma della quale ha sentito sempre parlare dai genitori e dai nonni. È la famiglia protagonista del nuovo testo teatrale di Michela Pezzani, giornalista dell’Arena e scrittrice, che per il Giorno che ricorda gli eccidi delle foibe ha scritto Giulia. L’altra metà della memoria in scena questa mattina all’Auditorium della Gran Guardia (alle 9,30, ingresso libero) nell’allestimento della compagnia Teatro Impiria. La regia è di Andrea Castelletti il quale ha affidato la coralità del lavoro, voluto dall’associazione scaligera dei giuliani e dei dalmati, a tredici interpreti: Elena Perego, Dino Tinelli, Chiara Bellomi, Annamaria Zaccaria, Michele Vigilante, Sergio Bonometti, Donatella De Carli, Franco Lissandrini, Elena Tramarin, Luca Pescarin, Pietro Saporiti, Giuseppe Petrella e Andrea Lusenti. Il sindaco Flavio Tosi apre l’iniziativa dedicata al ricordo delle vittime negli eccidi avvenuti durante e al termine della seconda guerra mondiale e del successivo dramma dell’esodo dalle terre italiane dell’Adriatico Orientale; poi la parola passa alla piéce in cui Giulia unisce le fila di una trama che corre leggera su diversi piani temporali: gli anni della guerra, gli anni Settanta e un´estate dei nostri giorni, in un accartocciarsi di eventi, personaggi, storie vere ed emozioni. Così la ragazzina scoprirà che cosa è successo alla bisnonna Giulia e al bisnonno Delmo. «Non sono un’esule dalmata ma le mie origini ferraresi e il mio vissuto a contatto con l’ebraismo, le minoranze etniche e gli insegnamenti di mio padre Oberdan, antifascista, circa la tolleranza e la compassione, mi hanno permesso di immedesimarmi in chi ha subito il sopruso delle foibe facendo lavorare i ricordi d’infanzia e di una vacanza trent’anni fa con i miei genitori nell’allora Jugoslavia», spiega l’autrice. «Così è nata Giulia, un viaggio nel tempo, nella geografia e nella memoria alla ricerca di una verità sfuggente come lo è la ragione di fronte alla follia». «Crediamo sia giusto far sentire chiara la voce di chi ha sofferto senza per questo dover render conto a ideologie e idealismi divisori, cui questo spettacolo vuole invece dire basta», aggiunge il regista Castelletti. «Ci possono essere state colpe da una parte e dall´altra, ma rimane la tragedia delle migliaia di persone uccise e delle centinaia di migliaia fuggite. Per loro questo spettacolo è pensato».

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L’Arena di Verona, 8 febbraio 2013

GRAN GUARDIA. Teatro Impiria ha portato in scena per la prima volta il testo di Michela Pezzani
LA DOMANDA DI TUTTE LE GIULIA: PERCHÉ L´ORRORE DELLE FOIBE?
La bimba, che porta lo stesso nome, scopre che cosa accadde alla nonna.

In preparazione al Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, che si celebrerà domenica, nell’auditorium della Gran Guardia ha debuttato lo spettacolo Giulia, scritto dalla giornalista dell’Arena Michela Pezzani e diretto da Andrea Castelletti per Teatro Impiria. Ad assistere alla prima del testo, che ricorda le radici italiane di luoghi che, dopo i Trattati di Parigi del 1947, hanno assunto nomi croati, il sindaco Flavio Tosi, l’Anvgd (Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), rappresentata dalla presidente del comitato provinciale di Verona Francesca Briani, il prefetto Perla Stancari ed esponenti delle forze armate, della Croce Rossa, del volontariato locale e molti studenti. Dopo il discorso del sindaco e prima dell´introduzione di Francesca Briani e la spiegazione storico-culturale del professore universitario Davide Rossi, Clara Albarello, portavoce degli studenti, ha espresso la domanda che sarebbe risuonata per l’intero spettacolo: «Com’è possibile che l´uomo possa essere così spietato con i suoi simili?». Perché? Non capisco: ma qui una volta era Italia? Sono le domande che la piccola Giulia (interpretata sul palco con ammirabile spontaneità dalla debuttante Elena Perego) rivolge ai genitori durante una vacanza in Croazia. Non sono i semplici quesiti di una bambina, sono gli enigmi che avvolgono una regione, la Venezia Giulia, amputata dalla guerra. Così come quello di Giulia non è un viaggio qualunque bensì un pellegrinaggio a ritroso lungo la terra percorsa dai suoi nonni per rifugiarsi in Italia e che custodisce ancora in una foiba il corpo della bisnonna. Giulia anche lei. Italiana a sua volta. Con leggerezza Dino Tinello e Chiara Bellomi, nei panni dei genitori, le spiegano una storia rimasta a lungo sepolta dal senso di colpa. Eppure la drammaticità non sfugge né alla bimba né al pubblico attento e si palesa nella voce degli inascoltabili: le vittime mai più risalite dai profondi crepacci. Sono voci nel buio della sala che si esprimono in italiano e dialetto dell’epoca per poi tornare muti volti appesi come abiti smessi. Di alcuni di loro nemmeno un ritratto.

Dunya Carcasole

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Verona In, 11 febbraio 2020

Giulia, una bambina per ricordare.
UN VIAGGIO NEL TEMPO E NELLA GEOGRAFIA

SPAZIO CULTURA MODUS. Teatro Impiria torna sul palcoscenico con una replica fuori programma dello spettacolo della giornalista Michela Pezzani per il Giorno del Ricordo. Appuntamento fuori programma al Modus Verona, il teatro di piazza Orti di Spagna, mercoledì 12 febbraio 2020, alle 21, con Giulia, lo spattacolo che la compagnia Teatro Impiria dedica al dramma dell’esodo dei giuliani, istriani, fiumani e dalmati. Lo spettacolo nasce dall’intento di provocare un interesse su complesse vicende, a lungo tempo taciute, ponendo l’attenzione sul dramma vissuto dalla gente comune, che i fatti della Storia li ha subiti più che causati. Il testo, scritto dalla giornalista Michela Pezzani, si presta perfettamente alla volontà del regista Andrea Castelletti di dar vita ad uno spettacolo genuino, di intensa partecipazione, che vuole appassionare, sorprendere, emozionare, con l’intento di ricordare ma anche di lanciare un monito affinché prevalga la cultura della tolleranza e dell’accoglienza.  «Ricordare questi fatti, a noi tanto prossimi – spiega Castelletti – ci riporta anche ad altri eccidi avvenuti in passati remoti e recenti, nei diversi angoli di questo nostro mondo, nel nome di follie, di ideologie e di vacue smanie di potere. Andiamo in scena con l’ambizione di dire basta, con la voglia di pace e giustizia tra gli uomini». L’estate scorsa la bimba Giulia è in vacanza al mare con la mamma e il papà in Croazia, tra cartoline da spedire e bolle di sapone, gelati e castelli di sabbia… ma scoprirà presto che non è una vacanza qualunque, in un accartocciarsi di eventi, personaggi, storie ed emozioni. Un viaggio nel tempo e nella geografia, un viaggio nella memoria. Alla ricerca delle origini. Alla ricerca di una verità sfuggente come lo è la ragione di fronte alla follia. Giulia è la Storia che risorge, insorge, rivive in noi e invoca giustizia. Tredici attori per uno spettacolo corale ed emozionante che ha già incantato decine di platee in tutta Italia.

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Il Corriere di Verona, 7 febbraio 2016

LA STORIA DI «GIULIA» NEL GIORNO DEL RICORDO CON TONI CAPUOZZO

Giulia di Michela Pezzani, regia di Andrea Castelletti, verrà proposto dal Teatro Impiria per celebrare il Giorno del Ricordo. Lo spettacolo teatrale sarà presentato al Circolo dell’esercito di Castelvecchio oggi alle 17.30, seguito da un dibattito sulle foibe, sull’esodo di più di 300mila persone dalle terre istriane, fiumane, giuliane e dalmate e sulle complesse vicende del confine orientale d’Italia, condotto dal giornalista Toni Capuozzo, con l’intervento di chi quelle storie le ha vissute e sofferte in prima persona: Mery Nacinovic, esule fiumana, madre di Umberto Smaila, anche lui presente per l’occasione. Una celebrazione organizzata 66 dall’associazione Amici delle Forze Armate e di Polizia con il patrocinio dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia / Comitato di Verona. Giulia, la protagonista dello spettacolo, si trova in vacanza con la mamma ed il papà in Croazia. Qui scopre presto che la sua non è una vacanza qualunque. Anche sua mamma, infatti, trent’anni prima aveva fatto quell’identico viaggio nell’allora Jugoslavia del maresciallo Tito assieme al proprio genitori. La vacanza permette a Giulia di scoprire la tragica verità su quanto è successo ai suoi bisnonni, Delmo e Giulia, che lei ricorda nel nome.

G.C.

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Heraldo, 10 Febbraio 2020

“GIULIA”, RICORDANDO IL DRAMMA DEGLI ESULI ISTRIANI
Intervista al regista e attore Andrea Castelletti che con “Giulia” ricorda la tragedia delle foibe

In tour in Friuli Venezia-Giulia, Istria e Veneto proprio in questi giorni, lo spettacolo “Giulia” (scritto in collaborazione con Michela Pezzani, con Andrea Castelletti, Simonetta Marini e Bianca Bassi, per l’adattamento e la regia di Andrea Castelletti) è esso stesso, in primis, il ricordo di un viaggio. La vacanza di una bambina che scopre, stupita, che i luoghi dell’Istria e della Dalmazia non sono semplicemente località turistiche (da lei visitate insieme ai genitori), ma conservano il ricordo delle sorti dei suoi bisnonni.
Il tema dello spettacolo è quanto mai adatto al “Giorno del Ricordo”, solennità laica istituita nel 2004 per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati. Esodo avvenuto tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il primo Dopoguerra e che fa parte della più complessa vicenda del “confine orientale”. Di questo spettacolo, ora proprio in quelle terre, ce ne parla Andrea Castelletti, attore, regista e fondatore della compagnia Teatro Impiria.
Castelletti, come nasce l’idea di mettere la tragedia delle foibe al centro del suo spettacolo?
«Lo spunto nasce da un’esigenza personale legata alle mie origini; dalla constatazione che ho vissuto la perdita di quei territori come un’amputazione, una perdita quasi di una parte del corpo umano. Così, già a vent’anni, ho cominciato a visitare quelle terre e a raccogliere e approfondire informazioni su un territorio in cui i vecchi parlavano la lingua dei miei nonni. Finché, occupandomi di teatro e organizzando rassegne, ho ricevuto la richiesta da un Comune di uno spettacolo sul tema e, non trovando nulla, ho deciso di crearlo io».
Quali approfondimenti ha dovuto effettuare per ricostruire le vite (distrutte) raccontate nel suo testo?
«Per la scrittura dello spettacolo ci siamo avvalsi della collaborazione di una giornalista di Verona (Michela Pezzani, ndr) e del Comitato Provinciale veronese dell’ANVGD (Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia), con l’intervento concreto della Presidente Francesca Briani, Assessore alla Cultura del Comune di Verona. Molta cura e attenzione abbiamo posto nella correttezza degli eventi rappresentati; riconoscendo un contesto storico molto complesso, noi abbiamo cercato di non alterare in alcun modo la verità storica dei fatti, ma solo di rappresentare il dramma vissuto da molte famiglie, sradicate, se non peggio, dai loro beni ed effetti. Abbiamo raccolto esperienze personali che abbiamo suddiviso su più personaggi per trasformarlo in uno spettacolo corale: intendiamo raccontare le vicende della gente comune, che ha subito i fatti della storia senza averne responsabilità diretta».
Lo spettacolo sta girando molto, riscuotendo sempre grande interesse. Una storia che il pubblico vuole conoscere e approfondire…
«Sostanzialmente posso riconoscere tre tipologie di pubblico: quello di coloro che nulla sanno della vicenda storica, specie gli studenti, e conoscono quelle zone solo come località estive delle vacanze. E rimangono stupiti, e molto, nel scoprire cosa invece possono raccontare quei luoghi. Un secondo gruppo che vive con partecipazione e, per certi versi, soddisfazione il racconto di fatti per molto tempo taciuti. Un terzo gruppo, generalmente orientato a sinistra, che viene allo spettacolo piuttosto prevenuti ma che, ho constatato, alla fine apprezza il nostro tentativo di correttezza. Le maggiori resistenze le troviamo, invece, in altri ambiti, come ad esempio nei consigli comunali che, per questioni politiche interne, non sempre approvano la proposta di questo spettacolo. Anche se spesso, dopo averlo visto, si ricredono».
Forse per il fatto che il Giorno del Ricordo, istituito nel 2004 col Governo Berlusconi, è stato percepito come bandiera identitaria di certa destra…
«Il tema, di fatto, si sta sdoganando. Fa specie come si stia ancora oggi trascinando una polemica politica che si polarizza nella contrapposizione fascismo-comunismo, uno schema oramai superato dai fatti e certo riduttivo in questo contesto così complesso, che va ben oltre questa semplice polemica».
L’arte, in questo senso, può esercitare un ruolo attivo nella formazione di una coscienza civile collettiva?
«Sui numeri il teatro fa fatica, è chiaro, specie al confronto con altri mezzi. Ma chi viene a teatro e vede uno spettacolo dal vivo vive delle emozioni che la tv o la rete non possono dare. Forse qualche film, ma davvero fatto bene, può restituire un’esperienza significativa. Quindi sì, può avere ancora un ruolo, e l’ho notato specie nelle scuole: gli argomenti toccati, anche importanti come questo, rimangono più impressi nel profondo».
Commento
“Rappresentare in uno spettacolo teatrale il dramma dei profughi giuliani e dalmati dopo la seconda guerra mondiale e la tragedia delle foibe non è facile; il rischio di cadere in una narrazione lugubre oppure retorica è forte. La spettacolo Giulia, da un’idea di Michela Pezzani e con la regia di Andrea Castelletti, evita questi rischi attraverso due accorgimenti teatrali, che catturano l’attenzione degli spettatori e rendono anche più lieve il racconto. Naturalmente non diciamo nulla di più per non rovinare la sorpresa agli spettatori, a cui consigliamo di andare a vedere questo testo, che, pure in qualche modo addolcito, rimane intenso, drammatico e fortemente evocativo per chi o direttamente o attraverso genitori e nonni porta ancora i segni di quella violenza assurda contro degli inermi. Indipendentemente da come la si pensa, questo esodo, che provocò migliaia di profughi e vittime, rischiava di rimanere un buco nero della nostra storia, di cui non si poteva parlare per non turbare certi equilibri internazionali. Quindi onore al merito a Michela Pezzani, Andrea Castelletti e l’Associazione Nazionale Profughi Giuliani e Dalmati che ci aiutano a non dimenticare”.

Stefano Magrella

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Comunità degli Italiani di Castelvenere, Febbraio 10, 2020

IL DRAMMA DELL’ESODO CON GLI OCCHI DI GIULIA
Una toccante rappresentazione nella CI di Castelvenere

Una scenografia semplice, foto vecchie con cornici ormai logorate, appendiabiti traballanti forse per il lungo viaggio dovuto affrontare durante l’esodo, stoffe grezze, dure e scure, come lo era anche la morte, inscenata per l’occasione da una cupa maschera antigas. Tra questi dettagli, con molta scorrevolezza, il Teatro Impiria di Verona ha proposto nella Comunità degli Italiani di Castelvenere, “Giulia”, storia di una semplice bambina che 71 durante un viaggio per l’Istria con i suoi genitori, con ingenuità e curiosità, desidera avere una risposta ai tanti perché del dramma dell’esodo di un popolo dalle terre italiane e di migliaia di persone torturate, uccise o gettate talvolta ancora vive dentro le foibe, secondo un disegno di pulizia etnica, culturale e politica a opera delle milizie jugoslave. Dopo poco più di un’ora di teatro, è seguito un applauso lunghissimo ed emozionante, che ha voluto dire grazie agli attori che, anche se non fanno parte di quella parte di storia, si sono immedesimati. Artisti coraggiosi e professionali che hanno donato un valido e colto anticorpo culturale basato semplicemente sui fatti accaduti, senza cadere mai in poco nobili strumentalizzazioni politiche, facendo capire che sia uno sbaglio pensare che le foibe siano state solo ed esclusivamente una battaglia tra fascisti e comunisti, il tutto senza tante parole, rappresentato in scena da cornici bianche, che potevano riportare il nome dei nostri nonni, zii, sorelle o parenti. Come sottolineato a margine dello spettacolo dalla poetessa dignanese Loredana Bogliun, uno spettacolo che tocca un argomento che per molti anni è stato tabù nel nostro territorio e del quale ancora oggi si parla troppo poco. A prendere la parola pure la presidente del sodalizio, Tamara Tomasich che, dopo aver riportato il saluto del presidente dell’Unione italiana, Maurizio Tremul, ha rilevato come il teatro, quando riesce perfettamente a unire ritmo, storia narrata, musica e valida interpretazione, coglie nel segno. Diviene addirittura sublime se, oltre a tutto ciò, aiuta a far luce su tristi pagine storiche del proprio Paese troppo a lunghe taciute e travisate. Una pagina dolorosa, una complessa vicenda del Novecento 72 mai abbastanza conosciuta, e se possibile resa ancora più straziante dal fatto che la sua memoria è stata affidata non a un imponente monumento, ma a tante piccole testimonianze come quella dei bisnonni della protagonista, Delmo e Giulia, di cui lei porta il nome. Uno spettacolo corale, che vuole appassionare, sorprendere, ricordare, e firmato da Michela Pezzani che non vuole spiegare tutto, bensì cercare una verità sfuggente, come spiegato da Andrea Castelletti, uno dei protagonisti che firma pure l’adattamento della regia. “Crediamo sia giusto far sentire la voce di chi ha sofferto, senza per questo dover render conto a ideologie e idealismi divisori, cui questo spettacolo vuole invece dire basta. Sono tante le opinioni diverse e le colpe, ma unica rimane la tragedia delle migliaia di persone uccise e delle centinaia di migliaia costrette a lasciare la propria terra. Ricordare questi fatti ci riporta anche ad altri eccidi avvenuti in passati remoti e recenti, nei diversi angoli del mondo, nel nome di follie, di ideologie e di vacue smanie di potere”, ha sottolineato Castelletti spiegando come questo sia solo un piccolo tassello che va a incastrarsi in un grande puzzle fatto di tante storie. Quindi in scena con l’ambizione di dire basta, con la voglia di pace e giustizia tra gli uomini. La piccola Giulia e la mamma interpretate da Simonetta Marini e Bianca Bassi, con i numerosi testimoni nei panni di sacerdoti, fratelli, nonni e giovani interpretati da Michele Vigilante, Sergio Bonometti, Fabio Sidoti, Valentina Stevan, Guido Ruzzenenti, Annamaria Zaccaria, Laura Consolini, Claudio Furia, Nicola Lonati e Andrea Lusente. Quindi un viaggio nel tempo e nella memoria alla ricerca delle origini, voluto dall’Associazione Nazionale Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con l’Unione Italiana e la Comunità degli Italiani di Castelvenere.

Erika Barnaba


Spettacolo “Giulia” del Teatro Impiria di  Andrea Castelletti al Teatro Modus spazio cultura di Verona

in calendario

  • mer 17 feb ore 21:15

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